"Fra le arti la musica ha un posto preminente, essa non deve mirare al divertimento ma a formare armoniosamente la personalità dei futuri cittadini temperandone le passioni". Ci piacerebbe se fosse un politico qualsiasi a dirlo al Tg1, invece sono parole di Platone (427-347 a.c.). In realtà anche la politica sarebbe "l'Arte di governare le società". Ma questi sono altri discorsi...
Torniamo ai risultati annunciati al recente meeting annuale di San Diego dall'Aaas, organizzazione internazionale non-profit che si dedica al progresso della scienza in tutto il mondo. Gli scienziati stanno cercando di capire i meccanismi che regolano la percezione del linguaggio musicale nel cervello umano al fine di risolvere anche eventuali disturbi nel linguaggio parlato.
E' oramai certo che la musica possa aiutare lo sviluppo del cervello dei bambini, non solo affinando la percezione, ma aiutando anche la riabilitazione di chi ha perso la capacità di parlare. Ci sono evidenti prove sperimentali che indicano come persone con una formazione musicale abbiano migliori capacità di sviluppare l'apprendimento delle lingue e delle materie scolastiche.
Uno dei motivi sarebbe abbastanza semplice. I musicisti hanno la capacità di isolare i singoli strumenti e i suoni di una orchestra. Ciò vale anche nel linguaggio parlato: ad esempio i ragazzi che sanno suonare distinguono meglio le parole dai rumori durante una lezione in una classe particolarmente rumorosa. Non solo, il sistema nervoso dei musicisti risponde più velocemente agli stimoli esterni musicali e vocali.
Chi approfondisce una pratica musicale è in grado di cogliere maggiori informazioni nelle sfumature utilizzate dal proprio interlocutore. Per questo i bambini che frequentano corsi di musica risultano maggiormente stimolati dalle variazioni di tono della voce dell'insegnante nei vari passaggi di qualsiasi lezione e sono meno soggetti a distrarsi. Insomma, suonare e conoscere la musica non migliora solo lo spirito, la cultura, l'intelligenza... ma anche i voti della pagella.
