"Il Conservatorio delle Alpi" (ed. Bruno Mondadori) riprende il titolo di uno scritto di Massimo Mila, musicologo, critico musicale e intellettuale italiano, autore tra l'altro di una notissima "Breve storia della musica" oltre che di innumerevoli saggi sull'esperienza musicale e l'estetica.
Proprio per evitare di perdersi nel mellifluo, il libro evita di soffermarsi sui pur legittimi sentimenti legati alla montagna o sull'epopea degli alpini cari alla cultura popolare, soffermandosi piuttosto sugli aspetti musicali. Lo fa attraverso documenti e testimonianze a partire dal 25 maggio 1926, data in cui alcuni ragazzi cantori si esibirono in una sala del castello del Buonconsiglio di Trento spinti dalla voglia di fare musica e di scoprire insieme una sapienza fatta di "canto, gusto per le armonie, percezione del ritmo, delle pause, del respiro e del silenzio".
Attratti da quell'istintivo amorevole approccio musicale, dalla fine degli anni venti al Coro iniziarono a collaborare veri musicisti e compositori, scrivendo armonizzazioni via via sempre più complesse pur cercando di preservare la natura popolare delle melodie. Compito questo assai difficile anche per compositori dalla provata preparazione e dal prestigioso curriculum e che offre un ulteriore spunto di interesse artistico. Basti pensare che all'elaborazione di canti popolari delle loro regioni nei secoli si dedicarono perfino Bach, Mozart, Beethoven e molti altri.
Relativamente al Coro della SAT, fondato e cresciuto dai fratelli Pedrotti con entusiasmo e passione, Massimo Mila parla di un "nuovo costume fatto di disciplina, preparazione consapevole e artistica civiltà" dispiacendosi del fatto che un compositore come Brahms non abbia potuto ascoltarlo "per un banale divario di mezzo secolo". Ad oggi sono 450 i cori sparsi in tutta Italia che ne ripercorrono il repertorio di oltre un centinaio di canzoni divise per ogni regione italiana, dal Veneto al Trentino fino al Lazio e all'Abruzzo, laddove ci siano montagne da cantare.

